Scoprire l’apicoltura: l’ape operaia, il fuco e la regina. Lezione N°1

Primo appuntamento della nostra rubrica “Scoprire l’apicoltura”, in cui La Corte delle Regine vi porterà alla scoperta del meraviglioso mondo dell’apicoltura e di tutto ciò che la riguarda. In questa prima parte andiamo ad analizzare e capire meglio chi sono l’ape operaia il fuco e la regina, nonché i protagonisti del mondo apistico e quali ruoli hanno all’interno della famiglia.

Storia, ordine di insetti e sottospecie

Prima di partire però è d’obbligo fare un veloce cenno ad alcuni aspetti interessanti per chiunque si avvicini per la prima volta al mondo apistico.

Storia: Non è risaputo quando esattamente l’uomo abbia iniziato ad allevare ed addomesticare per proprio uso personale le api, ma sappiamo però attraverso raffigurazioni rupestri che la raccolta del miele avveniva già in epoca preistorica e l’uomo aveva già appreso nella sua cultura i benefici del miele usato anticamente (ed ancora oggi) come medicinale. La più antica raffigurazione dell’uomo intento a carpire il miele dall’ape risale circa a 9000 anni fa (mesolitico), in una grotta a Valencia, in Spagna. In Egitto l’ape era considerata un segno regale tanto che i nomi dei Re erano preceduti dal disegno di un’ape stilizzata.

Raffigurazione di api nell'antico egitto

L’importanza delle api e dei suoi prodotti è testimoniata in moltissime culture del mondo antico, come appunto Egitto, Grecia e la stessa Italia grazie ai Romani.

Ma in epoca più moderna la rivoluzione più grande fu il mobilismo dei favi, scoperto (e da allora perfezionato) nel 1800. I primi inventori furono i Greci, ma a migliorarne le tecniche e le strumentazioni fu un apicoltore italo-americano di Philadelphia: Lorenzo Lorraine Langstroth che nel 1851 rileggendosi le opere di scrittori georgici latini, perfezionò i sistemi di apicoltura con accorgimenti che nessuno aveva saputo escogitare.

Attualmente l’apicoltura è praticata in tutto il mondo ad eccezione delle zone artiche. A differenza dell’arnia di antica concezione, la nuova struttura è costituita da un modulo base contenente favi mobili e un sistema modulare di melari, contenenti favetti, sempre mobili, per il periodo di raccolto. Seguono nel 1857 sono i fogli cerei, e nel 1865 lo smielatore centrifugo, che suggellano la nascita della moderna apicoltura. Ci vorrà quasi un secolo però per soppiantare completamente i bugni villici e l’apicoltura di tipo più tradizionale.

Ordine e sottospecie: L’ape (Apis) fa parte dell’ordine degli imenotteri; precisamente la famiglia è quella degli apidi facente parte moltissime sottospecie tra cui ad esempio Apis Dorsata (L’ape gigante dell’India), la Cerana, il Bombus Hortorum (Bombo degli orti) ed anche la nostra Apis Mellifera, dalla quale possiamo identificarne circa una decina di sottospecie europee come ad esempio, la Carnica, la Caucasica ed ancora l’ape Africana e molte altre, ma la Ligustica è la protagonista del nostro argomento.

L’ape Ligustica è la più comune tra gli apicoltori principalmente per alcuni fattori quali il forte adattamento a quasi tutte le condizioni climatiche, la mansuetudine, il livello maggiore di bottinaggio, tendenza a sciamare meno rispetto ad altre loro simili, la covata più compatta ed infine sono disposte a sostituire le madri in caso di problemi all’interno della famiglia stessa.

Cos’è e com’è composta la famiglia?

Secondo diversi studiosi la società delle api è da considerarsi come un solo organismo vivente, in cui la singola ape è l’unità minima vivente che esplica le funzioni di cellula e, come tale, non è indispensabile alla vita di tutto l’intero organismo, ma deve farne parte per poter vivere. Per poter funzionare ci deve essere organizzazione ed ognuno ha un compito preciso, perciò le api bottinatrici portano il cibo nel nido che viene trasferito da un individuo all’altro (trofallassi) e trasmettono l’informazione su dove si trovi il cibo alle altre compagne.

La Regina riceve maggiore o minore stimolo alla deposizione di uova a seconda della disponibilità del cibo che la famiglia possiede e che viene trovato all’esterno ed in base alla sua disponibilità viene prodotta la famosa cera per la costruzione dei favi. La famiglia cresce portando così nuovi individui nell’alveare, fino a che le sue dimensioni sono tali da far si che un gruppo si stacchi per originare una nuova famiglia (sciamatura) e dar vita ad un nuovo organismo vivente o anche superorganismo.

Ma cosa avviene se il superorganismo viene attaccato? Ebbene, una colonia di api è costituita da una sola regina, che è la madre di tutti gli individui presenti all’interno dello sciame ed essa trasmette a tutti le informazioni genetiche necessarie a qualsiasi adattamento, sia esterno che interno. Nel caso di un’insorgenza di una patologia interna o di problematiche fisiche della colonia ogni individuo è già a conoscenza dal momento della nascita che quel determinato problema debba essere eliminato, anche a costo di sacrificare un altro simile o addirittura la stessa regina. E se il pericolo arriva esternamente attraverso l’intrusione di estranei, basti pensare che una colonia comprende circa 10.000 api operaie durante l’inverno e 50.000-90.000 durante la stagione estiva ed il sacrificio di pochi individui per il bene comunqe della famiglia è una questione che viene affrontata senza esitazioni, andando ad attaccare grazie al pungiglione presente solamente nelle api operaie.

L’ape operaia il fuco e la regina

L’ape operaia è colei che detiene il controllo assoluto della colonia. Essendo una lavoratrice instancabile svolge innumerevoli mansioni, agendo in ogni fase del superorganismo come la produzione dei favi, l’ovodeposizione della regina, la sciamatura, la nascita di nuove regine ecc. Dotata di sofisticati strumenti affinati nel corso di millenni di evoluzione, svolge ruoli fondamentali come per esempio attraverso il battito delle proprie ali assicura la ventilazione dell’alveare, regolando la temperatura interna in base al clima esterno. Raccoglie e porta il polline e la propoli riunendoli in pallottoline ed attacandole alle spazzole e cestelle delle zampe inferiori. Il suo apparato boccale succhiante consiste in mascelle allungate che si uniscono al labbro inferiore per formare una proboscide (Ligula) con la quale aspira le goccioline di nettare dei fiori. Raccoglie i residui di rifiuto all’interno dell’arnia attraverso le mandibole ed infine è dotata di un pungiglione uncinato per non mollare la presa sul malcapitato.

ape-operaia

Le api operaie sono femmine sterili ed a seconda dell’età hanno compiti ben precisi, ad esempio le nutrici preposte alla nutrizione della regina sono api nate da poco di circa 5-14 giorni, con le ghiandole della pappa reale funzionanti. Un aspetto interessante è la differenza tra api estive e quelle invernali: Quelle estive infatti hanno una vita che oscilla tra i 15-48 giorni mentre le invernali tra i 170-230 giorni. Non è ancora chiaro come l’ormone presente nelle api (Emolinfa) riesca a variare in base alla stagione. Inoltre nell’addome di un’ape invernale è presente un “corpo grasso” che è assente nell’addome di quella estiva.

Il Fuco invece è il maschio della specie ed il suo unico scopo all’interno della colonia è la fecondazione della regina. Il suo corpo a differenza dell’ape operaia è nettamente più grande, tozzo e robusto. Può accoppiarsi dopo 15 giorni dalla nascita e vive circa 50 giorni. Non possiede pungiglione e viene allevato solitamente in maniera notevole in primavera-estate in concomitanza dell’allevamento delle api regina (periodo della sciamatura). Non è in grado di bottinare, ma aiuta nello scambio di nettare (trofallassi). Subito dopo l’accoppiamento muore e le larve di fuco attirano particolarmente gli acari della Varroa Destructor (l’acaro nemico principale delle api).

Infine l’ape regina, nonché la madre di tutti gli individui presenti all’interno della famiglia si distingue per il suo addome più voluminoso e lungo dovendo accogliere gli organi riproduttivi completamente sviluppati, con i quali depone circa 2000 uova al giorno (pari a due milioni di uova nel corso della sua vita, che può durare circa 4-5 anni). La Regina, più semplicemente chiamata da tutti gli apicoltori si nutre esclusivamente di pappa reale che le viene posrtata direttamente alla bocca dalle api nutrici e che si preoccupano di pulirla da eventuali residui di materiale di scarto. Essa passa la sua intera vita a deporre uova nelle celle dei favi e le sole volte in cui esce è per il volo di accoppiamento (volo nuziale) e in caso di una sciamatura. Durante l’accoppiamento la regina si accoppia con diversi fuchi anche eseguendo più uscite fino a quando la ghiandola spermatica non è riempita. La regina possiede un pungiglione ma che non usa praticamente mai per difendersi o per difendere la famiglia, ma solo in caso eccezionale della presenza di altre regine all’interno dell’alveare, in quanto deve affermare la propria dominanza potendo esserci una sola regina.

Ape regina con le api operaie

Siamo giunti alla conclusione di questo primo pezzo introduttivo alla scoperta dell’apicoltura, La Corte delle Regine vi ringrazia e vi aspetta per il prossimo appuntamento e non dimenticate di iscrivervi alla newsletter per non perdervi le nostre pubblicazioni e per rimanere sempre aggiornati sul mondo della Corte delle Regine!

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